ZONA CRITICA. Rivista di arti, media, culture visuali
n. 4/2026
deadline: 30 settembre 2026
Zona critica invita a proporre contributi per il quarto numero della rivista, dedicato al tema “Istituzione Arte”.
Nel celebre testo del 1982 I mondi dell’arte, Howard S. Becker muove una critica alla sociologia dell’arte rimproverandole di aver considerato «l’arte qualcosa di speciale che non può essere trattata in stregua delle attività “normali”». Studiando l’arte «con reverenza, come un’area di attività umana in qualche modo “migliore”», si rischia infatti di perdere di vista il complesso sistema – lavorativo, economico, sociale e umano – che ne rende possibile l’esistenza. Il numero “Istituzione Arte” prende avvio da questa prospettiva per interrogare l’attuale identità degli apparati istituzionali su cui si fonda il sistema dell’arte, adottando uno sguardo ampio e transdisciplinare. Oggi, ancor più degli anni Ottanta, tutte le arti dipendono da questa rete e prendono forma attraverso di essa. Mostre, fiere, festival, programmi di ricerca, residenze e piattaforme digitali non si limitano a ospitare l’arte, ne orientano anche la produzione e la circolazione. Al contempo, questo numero intende esplorare il modo in cui le pratiche artistiche danno forma a comunità, dispositivi e modelli organizzativi che ridefiniscono il significato stesso dell’istituzione.
Negli ultimi decenni, l’artworld è stato attraversato da un’espansione senza precedenti: nel contesto globale proliferano le biennali e i festival, cresce il numero delle fondazioni private e delle gallerie, aumentano i progetti di ricerca artistica di musei, archivi, librerie e università. Parallelamente, la critica è stata progressivamente assorbita e legittimata proprio all’interno di quei dispositivi che voleva originariamente mettere in discussione. A questo si aggiunge una mutata prospettiva storico-sociale, segnata dall’emergere di una costellazione di differenti istanze di natura geopolitica, tecnologica e culturale, che comprendono, tra le altre, il ripensamento delle collezioni e le politiche di restituzione in chiave post-coloniale, la trasformazione post-digitale del museo e la ridefinizione delle politiche di rappresentanza e accessibilità dello spazio espositivo. Ne deriva uno scenario frammentato, nel quale diventa urgente interrogarsi su come l’istituzione possa ancora contribuire a definire il senso di un possibile canone e su come la pratica artistica possa generare nuove forme istituzionali. Diventa, inoltre, necessario riflettere sull’idea stessa di istituzione, sul suo significato filosofico ed estetico, chiedendosi se l’arte possa essere intesa non soltanto come oggetto delle istituzioni, ma anche come forza capace di istituire nuovi modi di organizzare l’esperienza, lo spazio pubblico e la produzione culturale.
Il numero “Istituzione Arte” intende approfondire questo tema attraverso diverse declinazioni, a titolo esemplificativo:
– Genealogie istituzionali. Quali traiettorie storiche hanno portato all’attuale configurazione delle istituzioni artistiche? In che modo modelli differenti (non solo eurocentrici) ridefiniscono il rapporto tra arte e istituzione?
– Pratiche artistiche di critica istituzionale. In che modo le pratiche artistiche propongono riflessioni teoriche sull’idea stessa di istituzione? Quali forme assume oggi la critica istituzionale e come viene assorbita o neutralizzata dal sistema stesso?
– Politica e memoria. In che modo le istituzioni artistiche contribuiscono a costruire narrazioni politiche e memorie collettive? Quali conflitti emergono nei processi di rappresentazione e canonizzazione?
– Teorie dell’istituzione. In che modo il concetto di istituzione è stato elaborato dal pensiero filosofico, estetico e politico, e quali strumenti offre oggi per interpretare le pratiche artistiche contemporanee? Quali trasformazioni del rapporto tra arte, società e potere emergono da questa prospettiva teorica?
– Archivi e università. Qual è il ruolo di archivi, centri di ricerca e università nella costruzione del sapere artistico? In che modo questi dispositivi partecipano alla legittimazione e trasmissione delle pratiche?
– Curatela e autorialità. In che modo le pratiche curatoriali incidono sui processi di produzione, esposizione e legittimazione dell’opera d’arte? Come si ridefinisce l’autorialità nel rapporto tra artista, curatore e istituzione?
– Media. Come i media, analogici e digitali, operano come infrastrutture istituzionali della visibilità artistica? Quali effetti producono sulle modalità di fruizione e circolazione delle opere?
– Economia e lavoro culturale. Quali sono le condizioni materiali del lavoro artistico e culturale oggi? In che modo finanziamenti, bandi e nuove economie influenzano la produzione artistica?
– Rapporto pubblico/privato. Come si articolano le relazioni tra pubblico e privato nel sistema dell’arte? Quali equilibri e tensioni emergono nella gestione e programmazione culturale?
– Coesistenza e relazioni tra diversi sistemi. In che modo il sistema dell’arte interagisce con altri ambiti culturali e creativi? Quali forme di scambio, ibridazione o conflitto si generano tra diversi ecosistemi istituzionali?
Come sottoporre un contributo
Le proposte di abstract dovranno essere inviate entro il 30 settembre 2026 nella forma di un file .pdf, così nominato: “Cognome Nome_Istituzione Arte_Abstract”. Il documento deve contenere: un abstract (di non oltre 2.000 caratteri, spazi inclusi), quattro parole chiave, una bibliografia essenziale e una breve biografia del proponente, con eventuale indicazione dell’affiliazione.
Abstract e richieste andranno inviate a zonacritica@mulino.it
Una volta ricevuta conferma di accettazione della proposta da parte della redazione, il testo completo dovrà essere consegnato entro il giorno 15 dicembre 2026 secondo le modalità che verranno comunicate. Il contributo dovrà essere redatto in lingua italiana e uniformato alle norme redazionali della rivista, non potrà superare le quindici cartelle (tra i 25.000 e i 30.000 caratteri, note e spazi inclusi). Il testo definitivo dovrà essere corredato da un abstract in lingua inglese della lunghezza di massimo 1.000 caratteri spazi inclusi.
Ogni contributo che arriverà in redazione sarà sottoposto a procedura di double-blind peer review. La redazione contatterà le autrici e gli autori per comunicare l’esito della valutazione.

