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La voce delle cose

PHILM. Rivista di filosofia e cinema

Numero 6, anno VI, 2027

Deadline: 1 settembre 2026

Di molti film si potrebbe dire ciò che Michel Chion ha osservato con chiarezza: basterebbe sottrarre il suono a una sequenza di immagini in movimento perché la sua coerenza percettiva cominci a disfarsi. Il suono partecipa alla costituzione stessa dell’immagine cinematografica: ne sostiene la temporalità, ne organizza lo spazio, ne modella la presenza sensibile.

E tuttavia la questione non coincide semplicemente con l’avvento storico del suono nel cinema. Le pratiche di sonorizzazione dal vivo hanno accompagnato fin dall’inizio l’esperienza del film e, ancor prima dello sviluppo di tecniche di sincronizzazione tra suono e immagine, il cinema sembrava già chiamare in causa un suono interno all’immagine: un suono virtuale, implicito, trattenuto nella sua stessa evidenza visiva. Il pianoforte che precipita dalle scale in The Music Box di Laurel e Hardy, non porta forse già con sé una propria evidenza sonora, come se il suono abitasse fin da sempre la potenza sensibile dell’immagine?

Da qui la domanda che questo numero di PHILM intende porre: in quali forme il sonoro eccede, disloca o ridefinisce ciò che si vede? Che cosa accade all’immagine quando il suono non coincide più con la sorgente visibile che dovrebbe garantirlo? Una celebre figura di questa eccedenza è ciò che lo stesso Chion ha chiamato acousmêtre: una voce la cui sorgente – o la cui origine – resta enigmatica, una voce senza corpo, un fantasma sensoriale che è dappertutto, che vede tutto, che sa tutto e che può tutto e che proprio per questo altera il rapporto tra corpo, spazio e presenza. Ma la questione della scissione tra voce e corpo, portata al suo limite, ne apre una più ampia: il cinema rende sensibile una dimensione impersonale del sonoro: rumori, vibrazioni, echi, brusii, silenzi, atmosfere acustiche e paesaggi sonori che non rinviano necessariamente a una sorgente identificabile e che tuttavia partecipano in modo essenziale alla costruzione dell’immagine cinematografica. La situazione acusmatica è la soglia attraverso cui il cinema ci fa abitare un livello più radicale, in cui ciò che risuona non è più riconducibile a un corpo singolare.

PHILM #6 intende interrogare precisamente questo livello del rapporto tra sonoro e visivo: il suono come risonanza del mondo, come campo sensibile che contiene corpi, oggetti, paesaggi e dispositivi, e che al tempo stesso li attraversa e li eccede. In questa prospettiva, il cinema non si limita a registrare dei suoni, ma mette in forma una relazione tra il visibile e l’udibile in cui il mondo appare come ciò che risuona, persiste e affiora nei suoi resti, nelle sue tracce, nelle sue sopravvivenze sonore.

Si tratta di una risonanza che non è mai semplicemente immediata. La “voce delle cose” è anche sempre manipolata, riprodotta, amplificata, trasmessa, intercettata: passa attraverso microfoni, dispositivi di registrazione, apparecchi telefonici, sistemi di sorveglianza, supporti tecnici e mediazioni acustiche che trasformano il rapporto tra presenza, distanza e percezione. Interrogare il sonoro nel cinema significa allora interrogare anche le forme tecniche di questa mediazione.

PHILM invita dunque, per questo numero monografico, contributi che esplorino il rapporto tra sonoro e immagine nel cinema a partire dalle questioni che abbiamo delineato: la dissociazione tra suono, corpo e fonte, la dimensione impersonale del sonoro, le sue forme di mediazione tecnica. Saranno benvenuti saggi che indaghino il sonoro come atmosfera, soglia percettiva, materia relazionale, principio di dislocazione dell’immagine e forma di manifestazione di ciò che, nell’esperienza, eccede la piena presenza visibile.

Aree tematiche e possibili variazioni

  • La funzione costitutiva del suono nell’immagine cinematografica;
  • Il problema del sonoro nel cinema muto e le forme di una sonorità implicita o virtuale dell’immagine;
  • L’acousmêtre e la dissociazione tra suono, corpo e sorgente;
  • Fotogenia e fonogenia (Epstein);
  • Il paesaggio sonoro, il rumore, il campo acustico;
  • La spazio-temporalità acustica nell’immagine cinematografica;
  • Il silenzio come sospensione, tensione o spazio di risonanza;
  • Le sonorità impersonali del mondo: macchine, animali, elementi naturali, città e architetture;
  • Il rapporto tra sonoro, memoria, fantasma, archivio e traccia;
  • Le soglie tra umano e non umano nella costruzione del campo acustico;
  • I dispositivi tecnici di mediazione del suono: microfoni, registratori, nastri magnetici, sintetizzatori, altoparlanti, telefoni, apparati di sorveglianza, ecc.;
  • Le forme di riproduzione, trasmissione, amplificazione e rifrazione del suono;
  • Le implicazioni estetiche, ontologiche e politiche del sonoro nel suo rapporto con il visibile.

Procedura di selezione

Si prega di inviare un abstract di massimo 1000 battute (spazi inclusi) entro il 1° settembre 2026 all’indirizzo della redazione: philm.redazione@gmail.com, indicando il titolo della proposta, la sezione della rivista a cui si intende partecipare (Scritture o Tracce) e una breve biografia dell’autore o dell’autrice. Le proposte verranno valutate dalla redazione e gli esiti della selezione verranno comunicati, via mail, entro il 30 settembre 2026. I contributi selezionati dovranno poi essere inviati entro il 1° maggio 2027 e saranno sottoposti a double-blind peer review.

I contributi, scritti e composti appositamente per la rivista, dovranno rientrare in una delle seguenti sezioni:

* Scritture: saggi di approfondimento dedicati al tema specifico del singolo numero, di lunghezza compresa tra i 25000 e i 35000 caratteri (spazi e note inclusi);

* Tracce: articoli più brevi, dedicati a singoli film, opere video-artistiche, sempre legati al tema del numero, di lunghezza compresa tra i 15000 e i 20000 caratteri (spazi e note inclusi).

La pubblicazione del volume è prevista entro la fine del 2027.

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